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Le dita della mano non devono mai essere alzate, curvate a “martello”, mantenute in posizioni rigide; non devono mai effettuare movimenti verticali propri ma mantenere invece una posizione di passività, di rilassamento che predisponga alla sensibilità del tocco: i polpastrelli devono “sentire” il tasto e sfruttare la loro elevata sensibilità per creare le sonorità e i timbri desiderati.

La cosiddetta “articolazione”, o movimento in senso verticale del solo dito, sfruttando i piccoli muscoli flessori, abduttori e lombricali delle dita e il relativo apparato tendineo, causa la totale rigidità dei polsi ed è la causa del suono privo di controllo, privo di legato, privo di espressione. La ricerca dell’altezza attraverso lo sfruttamento di masse muscolari maggiori permette invece il controllo del suono, la precisione, la creazione del legato e del suono in grado di veicolare l’espressione. Il movimento articolatorio del dito viene in pratica sostituito dal movimento verticale controllato dell’avambraccio o del braccio intero.

Sottoporre allo sforzo l’apparato tendineo delle dita e dei gomiti porta a conseguenze fisiologiche: tendiniti e borsiti a carico delle articolazioni. I limiti fisici all’esecuzione sono dati dalla scarsa capacità di resistenza e di sviluppo dei piccoli muscoli, capacità che al contrario aumentano in modo esponenziale grazie all’uso delle grandi masse muscolari le quali possono soprattutto essere allenate e aumentare così di volume (fibre rosse e bianche) e conseguentemente di resistenza.

La stessa velocità di esecuzione è pertanto un’abilità di resistenza e di capacità muscolare che si può apprendere e che è il risultato di un costante allenamento.

Altri tipi di movimenti che sfruttano altre masse muscolari non permettono minimamente il controllo del suono e favoriscono al contrario la rigidità delle articolazioni; come ad esempio

i movimenti rotatori dell’avambraccio ottenuti dai muscoli supinatori, tipici delle ottave spezzate e del tremolo, e che vengono insegnati da alcune scuole anche per passi di ottave ripetute e note ribattute, che risultano inefficaci ad ottenere il controllo del suono.

La rigidità delle articolazioni è spesso causata anche da diteggiature sbagliate; ogni dito della

mano è diverso all’altro, ha cioè un proprio specifico carattere e favorisce uno specifico tipo di sonorità; in una melodia suggerisco spesso di usare un’unica diteggiatura per favorire la massima omogeneità sonora e il massimo controllo del legato.

(FIG. 1: Chopin Preludio n. 6 mano sinistra)
(FIG. 2: Chopin Preludio n. 15 mano destra)

Anche la posizione della mano deve essere mantenuta in modo tale da sostenere il peso, in modo da mantenere e non “collassare” le giunture della falangi delle dita e del metacarpo (FIG. 3); questo errore comune, che spesso non viene neppure corretto, è causato dalla pressione esercitata sul tasto e non permette al peso di raggiungere correttamente le punte delle dita causando imprecisioni sonore, “schiacciamento” del suono, nessuna consistenza sonora. Non si deve infatti esercitare alcun tipo di pressione nell’abbassamento del tasto; ogni forma di pressione, anche minima, causerà inevitabilmente il suono “schiacciato”, un suono cioè povero di armonici, che non riesce ad espandersi, a liberarsi, a raggiungere l’ascoltatore.

 

 

 

 

 

 

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